5 Giugno 2008
Da Ages a Carrion
Scritto da Paolo nella categoria: Le mie Tappe . |
Portate pazienza ma internet in Spagna in alcune zone è qualcosa di indecente, non sono neppure riuscito in alcune giornate ad aprire la posta.
22 maggio Ages - Burgos
Partenza sotto la pioggia, le previsioni davano bel tempo, in un clima nordico passiamo un paio di paesini e ci ritroviamo nuovamente in salita, il sentiero è simile a quelli delle nostre dolomiti ma la nebbia ci impedisce di vedere qualsiasi cosa. Dopo 20 km di brutto tempo aggirando tutta la nuova pista dell’aeroporto di Burgos arriviamo nella zona industriale, si decide di saltarla a piedi pari, 7 km di capannoni 0,90 euro di bus, vale la pena.
Il nuovo albergue del pellegrino è già in ristrutturazione, troviamo una camera a 15 euro, fuori dal budget standard ma in grandi città non si trova a meno. Dopo mezz’ora siamo già fuori per la città. La differenza con Pamplona si nota subito, questa è città ricca ordinata pulita direi anche fredda. Anche i prezzi sono da città 8.50 euro una racion de pulpo quanto un menù del pellegrino. Trovo da postare in internet, sarà l’ultima occasione per giorni. Alla sera pizza per far contento Felipe il brasiliano in una pizzeria italiana.
23 maggio Burgos - Hontanas
Ci svegliamo un po tardi, in dieci minuti siamo già fuori in direzione della stazione dei bus, come ieri ci risparmiamo la periferia. Ci risparmiamo 5 km ma li pagheremo un po’ cari. Sono le 7 e in giro non c’è un cane, non c’è un bar aperto. Al primo paesino ci fermiamo per un caffè e ci infiliamo mantelle e coprizaini: comincia a piovere, mi infilo il cappello in testa e ombrello infilato tra collo e zaino, sta piovendo sul serio. Arriviamo ad Hornillos, l’unica attività economica del paese è un negozietto che carognosamente nell’insegna ci ricorda che mancano 469 km a Santiago. Animo! Oggi è il primo giorno di cammino di Elisabetta in seguito detta Isabel, piove e piove, peggio e sempre peggio, piove da sopra da sotto piove da sopra, passo dopo passo si inzuppano di seguito i pantaloni le calze le scarpe. Comincio ad ascoltare lo sciabordio delle onde nelle scarpe, il ticchettio dei bastoni, le gocce che cadono dal sombrero, freddo, vento e tanto freddo. Mi sto chiedendo chi me lo fa fare. Arrivo nei pressi del piccolo Arroyo di San Bol, è 300 metri fuori dal cammino, non c’è altro, solo acqua, addosso sul sentiero e in cielo, razionalmente dovrei tirar dritto non fermarmi non perder tempo, sono ghiacciato siamo ghiacciati, non ne posso più, giro e vado gli altri mi seguono. Arrivo davanti alla porta e c’è un ragazzo davanti alla porta che mi fa segno di entrare, c’è un caffè che mi aspetta. Lascio fuori mantella zaino e quantaltro, entro e c’è una stufa appena tiepida mi sembra di rinascere, arrivano gli altri, ci fa largo trova una sedia per tutti, il posto è piccolo, molto piccolo. Ci offre quello che ha: caffè, biscotti, ciliegie, ci mette il sello. Ci racconta che si chiama Francisco, fa parte di una confraternita di muratori che dedicano 10 anni della loro vita al recupero e restauro di chiese e rifugi abbandonati lungo il cammino. Quando lo saluto mi ricorda che sopra le nuvole splende sempre il sole. Torno sul cammino e dopo 10 minuti un raggio di sole ci illumina. Coincidenze solo coincidenze. La pioggia ci lascia e l’arrivo ad Hontanas ci sembra meraviglioso, il paese è grande come il parcheggio sotto casa mia, unica attrazione la chiesa, naturalmente chiusa come tutte le altre del cammino, 67 abitanti, andando avanti troveremo paesi con 3 abitanti. Lavo gli scarponi prima che si pietrifichino, peseranno 3 kg l’uno, troviamo da mangiare sopa de ajo, sarà la prima e ultima, mai più, giuro. La sera menù del pellegrino con pastasciutta da pellegrini, a Felipe faccio capire che era cotta 15 minuti prima di quando l’hanno scolata. Giornata dura, domani magari no.
24 maggio Hontanas - Boadilla
Si parte di buonora, tanto per cambiare, il sole che sbuca fuori sembra promettere una giornata discreta. Si arriva in fretta alle rovine del Monastero di SanAnton, dentro c’è un piccolo rifugio che definire spartano è poco, sin agua-wc-luz-calefacciones, pratcamente un materasso per terra al coperto. Si entra in Castrojeriz che sono da poco passate le 8.30 ricerca disperata di un bar, un tipo da una finestra ci dice di aspettare. Mi siedo ed apro i pantaloni. Aspetto. Torna Sonia di Tarvisio: è andata a cercare sigarette e ha trovato un paio di ghette. Mi fa:”Il vecchietto della piazza ha tutto prova a vedere per i pantaloni”. Faccio colazione in fretta da barista amico di Paolo Coelho e vado dal vecchietto, pantaloni ne ha un solo tipo, li prendo ed esco con quelli rotti in mano. Felipe mi immortala mentre seppellisco con gli onori i vecchi in un cassonetto. All’uscita dal paese ci aspetta subito una salita non lunghissima ma duretta, sul culmine abbiamo un primo assaggio di ciò che aspetta nei prossimi giorni: la meseta. Il fango non è più argilloso qui è prorio creta di quella che quando sollevi la scarpa senti il risucchio, sei km di sci da fondo. Arriviamo a puente Fitero piccolo ostello recuperato e gestito da una confraternita italiana, calorosa accoglienza breve spuntino e poi via. I 10 km che ci separano da Boadilla sembrano infiniti, il paese è lì ma i pioppi non si avvicinano mai. Arriviamo in paese seguendo le frecce per l’albergue, l’ingresso è la porta di una vecchia stalla. Dentro è un piccolo paradiso prato all’inglese, piscina per i piedi e via di questo passo. Il paese è la metà del parcheggio di ieri con chiesa chiusa e rollo de justicia, bello. Il giro turistico dura 12 minuti compresa visione di stalla e letamaio. Presenza costante le cicogne.
25 maggio Boadilla - Carrion de los Condes
Si lascia il paese senza accorgersi di averlo attraversato, gente non se ne vede in questi paesi, mai. Costeggiando un canale arriviamo in breve a Fromista, paese ricordato solo per le chiuse sul canale. usciamo in meseta ed il paesaggio comincia a susseguirsi uguale a stesso come i paesi che attraversiamo: poblacion, revienga, villarmentero tutti naturalmente de campos. Villalcazar de Sirga ci permette di vedere la prima chiesa aperta dopo giorni. Neanche di Domenica le aprono. Monumento al pellegrino mangiante che sembra la pubblicita’ di una trattoria. Ci dicono che a Carrion nostra meta giornaliera oggi alle 12.30 c’è la processione del Corpus Domini con infiorata. Facendo i conti dovremmo arrivare prima delle 14, peccato. Il sentiero e dritto come una fucilata con un infito numero di paletti segnavia, Felipe mi dice che sembra il cimitero dei pellegrini, in effetti i cimiteri di guerra sono molto simili. Arriviamo a Carrion e come tutto in spagna succede dopo anche la processione inizia dopo. Sono quasi le 14 noi in orario, il santissimo no. Tutto ricorda le processioni che si facevano fino a 40 anni fa da noi, chierichetti, bambini della comunione, baldacchino, mariepentie, sindaco, comandante della polizia, medico, farmacista e poi tutto il resto del paese, 10 minuti e tutto è finito, in decine hanno lavorato tutta notte e mattina.
Continua…
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Un Commento...
robi Says:
5 Giugno 2008 at 10:26 pm.
Fianlmente si risente la voce di Compostelo! sempre bello leggere le tue cronache! Manca poco all’arrivo! Bravo a te ai tuoi companeros!
Ciao! Robi, Fapasso, Ely & Francy
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