23 Giugno 2008
Da Hospital de Orbigo a O Cebreiro
Scritto da Paolo nella categoria: Le mie Tappe . |
30 Maggio Horspital de Orbigo - Rabanal del Camino
Partiamo presto e presto ci lasciamo. Dopo solo un kilometro Felipe non riesce a camminare, momenti di nervosismo poi Francisco si ferma con lui, andranno al pronto soccorso in qualche modo, io Anna e Sonja proseguiamo a piedi, sapremo poi che hanno chiamato il 112 che li ha fatti prelevare da un taxi e portati fino all’ospedale di Astorga, visita medicazione e farmaci, tutto gratis servizio ai pellegrini ci dicono!!! Tener presente!! Nonostante la guida dica diversamente dopo 17 kilometri arriviamo nella piazza della cattedrale di Astorga, Felipe è li con la sua gamba fasciata, il nostro sogno di arrivare a Santiago insieme si sfascia. Per alcuni giorni Felipe proseguirà in taxi, Anna e Francisco resteranno con lui, tappe brevi, io e Sonja abbiamo i giorni contati. Con un groppo in gola ci salutiamo, bacio Felipe , me ne vado o meglio scappo, mi viene da piangere, piango. Dopo un pò mi raggiunge Sonja, ha gli occhi rossi, andiamo avanti un pò senza parlare, poi kilometri riempiti di discorsi inutili, per quanto prevedibile questo addio ci ha lasciato dell’amaro in bocca. Astorga non ti ricorderò volentieri. Per fortuna il tempo e la strada aiutano, piove non piove, sole acqua, è tutto un cava e metti, ci fermiamo a Santa Catilina, una coca ed un panino, anche una sigaretta, ci riprendiamo un pò, ma il pensiero torna sempre a Felipe ad Astorga. Al Ganso ci fermiamo dal cowboy, tipo strano in un bar strano, io sidro sonja pacharan, tentiamo di scacciare la tristezza con bevande a basso tasso alcolico. Ripartiamo con il solito cava e metti, piove non piove. Quando si intravede Rabanal manca più di un ora , abbiamo patito il freddo adesso patiamo il caldo, l’albergue Gualcemo e come un oasi nel deserto, ci da conforto e un pò di speranza. Anche la cena serve a tirarci un pò su, prendiamo il famigerato “Cocido Maragato” , consiglio: mai prenderlo la sera, la notte è dura dormire.
31 Maggio Rabanal del Camino - Molinaseca
Tappa dura oggi, saliamo alla mitica Cruz de Ferro, il punto più alto del Cammino, usciamo dall’albergue che siamo già in salita, non molla più neanche un metro, passiamo Foncebadon, fa freddo c’è fango, dopo due ore all’improvviso ce la ritroviamo davanti, vado a mettere un sasso che mi sono portato dall’inizio della salita, il pensiero va a casa, quel sasso lo mettiamo tutti assieme, siete con me in questo momento. Poi dalla tasca ne tolgo un’altro, questo è per Felipe, lui non verrà qui a lasciare il suo sasso, mi ingroppo. P?rendiamo la strada, il sentiero è un fango, non è un bene per le gambe ma vediamo di fare il passo corto, Sonja è davanti e se tento il sorpasso mi minaccia con il bastone, giungiamo in breve a Manjarin, posto strano come il gestore del pseudorifugio, degno di nota il cartello con le distanze stradali, essenziale sapere la distanza che ci separa da Macchu Picchu, scendiamo a El Acebo, non ce ne importerebbe nulla se non fosse che dovremmo incontrare Felipe, abbiamo l’indirizzo ma l’albergo è abbandonato e fatiscente, lo troviamo al bar, colazione insieme la gamba va un po meglio, ma deve stare fermo ancora due giorni. Due chiacchere e poi via, il sentiero diventa un po più difficile, senbra l’alveo di un torrente, sono fango e rocce 8 kilometri difficili, entriamo a Molinaseca, non era nei nostri piani ma decidiamo di fermarci , l’alberghetto privato nuovo e pulito all’uscita dal paese ci accoglie e disseta, dirò che la birra ci è sembrata particolarmente buona. Serata di pioggia ma la cena ci consola, il pulpo gallego è sempre un toccasana.
1 Giugno Molinaseca - Villafranca del Bierzo
In un su e giù attrverso campi e vigneti facciamo ingresso a Ponferrada, in piazza troviamo i pisani in bicicletta che non si decidono a darsi una mossa, amano l’andar lento e fanno tappe lunghe come le nostre, bel castello chiuso bella pasticceria aperta. Dopo che il sentiero ci porta a fare un giro mitico di tutta la periferia di Ponferrada ci infiliamo nella campagna un po anonima del Bierzo con tanto asfalto e giungiamo a Cacabelos, paesino da niente. Passiamo davanti alla Pallozza La Moncloa, costruzione tipica, bottega per turisti, tanto per vedere e bere qualcosa entriamo. Accoglienza mitica per pellegrini, empanadas chorizo ciliege e vino tinto, gratis anche se sanno che non comperiamo nulla, nello zaino del pellegrino non c’è posto e tutto pesa. All’uscita del paese mettiamo il naso dentro nel bel rifugio, c’è Felipe, è di buonumore sta un po meglio, fa caldo ed è meglio se ci avviamo mancono ancora 7 kilometri, asfalto e vigneti verso Villafranca , una vipera sul sentiero ci fa scegliere l’albergo sbagliato, il famigerato AveFenix. Non vi farò una descrizione completa solo brevi cenni di quanto offerto dalla gloriosa famiglia Jato : tremendo puzzo di urina nelle camerate, materassi con aloni strani e di vario colore, docce miste in plenair e cessi con porte tipo steccato, nessuna presa elettrica, sporcizia in ogni qualsivoglia luogo si andasse a posare l’occhio e dulcis in fundo sequestrati fino all’arrivo del gestore al mattino il tutto per miserabili 6 euro 6. Ti credo che quelli del paese il primo rifugio glielo hanno bruciato, è stata un’opera di bonifica. Da chiedersi come sia possibile una realtà simile nella civilissima e moderna Spagna. Andiamo a mangiare qualcosa lontano da qui che è meglio va!
2 Giugno Villafranca del Bierzo - O Cebreiro
Una volta aperti i cancelli di questa colonia penale fuggiamo da Villafranca, per non sbagliare la tolgo dalla toponomastica del cammino, qui mai più, giuro. Attraversiamo un bel ponte che sta albeggiando, la tappa di oggi è lunga e difficile, attraversiamo Pereje, Trabadelo, Portela tutti paesini lungo la strada, a Vega de Valcarce incrociamo Peter che ci offre una birra, sara l’ultimo incontro con lui. La birra ci mette appetito così camminando e mangiando non ci accorgiamo del bivio di Herrerias, alcuni pellegrini davanti si fermano ad un bar, uno ci sorpassa e va e noi su per la strada, al secondo peublo con i dubbi di Sonja ed io che non ricordo mai di aver visto il nome su nessuna mappa mi fermo e controllo. Siamo sulla strada dei ciclisti, abbiamo camminato per un ora ma ci conviene comunque tornare indietro. Mettiamo i piedi a mollo in una fontana, sappiamo già che queste due ore in più le pagheremo un pò. Scendiamo lungo la strada e con il morale, eravamo partiti così bene questa mattina, recuperiamo il sentiero giusto ma siamo in crisi da fame e comincia la salita dura. Dopo un ora siamo alla Faba, crisi nera, c’è un bar, cocacola panino cocacola, non riesco a mandare giù il pane, mi riprendo un pò ma gli ultimi sei kilometri non finiscono mai. Anche perchè entriamo in Galizia, comincia lo stillicidio delle colonnine ogni 500 metri che tidicono quanto manca a Santiago. E’ pomeriggio avanzato quando arriviamo a O Cebreiro, stanno girando un film, c’è casino e ce ne andiamo in albergo. Inizia a piovere, torna la normalità, andiamo a mangiare alla Venta Celta, bel localino, bella musica, mangiamo bene. La Galizia mi piace di più a tavola.
Continua
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2 Commenti...
robi Says:
24 Giugno 2008 at 8:44 am.
Oh! Finalmente rileggiamo de “l’avventura” del Compostelo!
Molto piacevole ed accattivante il tipo di descrizione!
preparati perchè queste sono cose da srivere su un libro! Una guida? Intanto buon lavoro sul poggiolo di casa tua ma con la testa in Galizia!
sonjadiesel Says:
24 Giugno 2008 at 10:37 pm.
Dai Paolone, che x le prossime ferie ti offro “volo+transfer+menu del pellegrino+pernottamento” al Grand Hotel Ave Felix di Villafranca del Bierzo…(ma come mi sento cattivissima!!!!)
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