26 Giugno 2008

Da O Cebreiro ad Arzua

Scritto da Paolo nella categoria: Le mie Tappe . |

3 Giugno   O Cebreiro - Samos

Mattina di freddo e nebbia, pensavamo di scendere invece siamo ancora in salita, nella nebbia che bagna passiamo prima l’Alto de San Roque e poi l’Alto del Pojo, siamo ai primi di novembre penso, poi pian pianino si scende, una discesa costante in un ambiente scarsamente popolato con la presenza costante di odore di escrementi di mucca, passiamo Fonfria, Obiduedo, Filoval. Nulla, campagna colline e cacca di mucca. Attraversiamo Pasantes e Ramil, con i loro boschi di castagni alcuni dei quali clamorosamente  imponenti, ci facciamo delle foto, siamo a Triacastela intorno a mezzogiorno in tempo per la solita cocacola, poi via dobbiamo arrivare a Samos, vediamo se riusciamo a visitare il monastero. Sono 10 kilometri di asfalto, sole asfalto e sole, dopo 5 kilometri Sonja è in crisi con i piedi, è stanca e i piedi urlano, supplicandola riesco a farla arrivare ad un tubo dell’acqua incustodito, si toglie le scarpe e piedi in ammollo. Un sammaritano de Espana le offre una pomata che credo non passerebbe i test antidoping, i piedi di Sonja rinascono. Gli ultimi 5 li facciamo di corsa, Sonja non c’è più con la testa e teme svanisca l’effetto doping, io ho 3 metri di lingua, meno di un ora e siamo al rifugio, situazione al limite ma almeno non c’è la puzza dell’AveFenix. Nel pomeriggio birra\doccia\visita monastero\birra\cena ottima\nanne il tutto con molta molta molta calma.

4 Giugno   Samos - Portomarin

Sveglia, i piedi fanno molto male il ginocchio pure, abbiamo un pò forzato questi ultimi giorni, prendiamo un bus fino al primo paese, li c’è la farmacia e la pomata del doping del pellegrino. Guida un pò allegra dell’autista, mi viene fatto gentilmente notare che sono nel posto della suocera, arriviamo a Sarria in meno di 20 minuti, una dozzina di kilometri di curve in meno di 20 minuti …è un pazzo! Farmacia doping colazione e via, salutiamo questo paese con unico ricordo il cimitero, null’altro abbiamo visto. In breve siamo ancora una volta dentro a boschi di castagni , paesini sparsi soliti odori soliti umori, le gambe tengono l’anestetico doping anche, avanti. Dopo una decina di kilometri prima di Morgane c’è la colonnina dei 100 kilometri, foto di rito adesso inizia la vera discesa verso Santiago. A Ferreiros cafè con leche e tartasantiago, la Sonja prima schifa e poi me la fuma, pazienza. Riprendiamo un pò rinfrancati e un pò dopati con il continuo su e giù per i colli della Galizia, 100 metri in piano non ci sono più, paesino dopo paesino intravediamo in lontananza Portomarin, ma proprio in lontananza perchè la strada sembra prendere giri strani, sembra girare dalla parte opposta ed infine si butta giù. E’ si ci mancava una bella discesa ripida. L’ultimo kilometro è sempre il peggiore, luogo comune con fondamento di verità. Ingresso in paese con scala tipo piramide Maja, senzazione da rito sacrificale, possono tenersi le gambe tanto non le sento più. Rifugio privato bello, organizzato, pulito c’è anche internet vedi mai che….,passiamo davanti alla cucina un occhiata e questa sera PastaPartY, basta un occhiata ed è deciso. Sarà mezzo kilo in due, fu mezzo kilo in due ! Questa notte sono sicuro che recupero e mi passano i dolori!

5 Giugno   Portomarin - Casanova Mato

Partiamo bene, la giornata promette bene, le gambe girano dal verso giusto, la pasta ha dato i suoi risultati. L’ambiente continua ad essere agreste ma gli odori cambiano, dai bovini ai suini, sempre peggio. Non c’e gente,non ci sono rumori, mi diletto in qualche foto fiori pecore fiori cruceiri e horreos, piccoli fabbricati deposito di mais. Facciamo fatica anche a trovare da bere un caffè, arriviamo a Palais del Rei che sono neanche le una , dovremmo fermarci qui per la notte, ma la pulperia 100 metri avanti richiama la nostra attenzione e noi gliela rivolgiamo volentieri. Bel piatto e boccale di sidro. Divino. Guardiamo le mappe, alberghetto 6 kilometri avanti, colpo di telefono, c’è posto gambe a posto pancia a posto si và! Subito fuori il paese attraversiamo una bella zona umida con passerelle di pietra per attraversare gli stagni. Arriviamo intorno alle tre, l’alberghetto è un gioiellino in mezzo al verde, è un mezzo museo agricolo, 16 posti 16, unico segno di vita le mucche al pascolo. Rilassamento devastante, mi trovo una sedia all’ombra ci resto due ore, non sento neppure tutte le storie che spara una prof padovana senza soluzione di continuità , i miei monosillabi non la scoraggiano, Sonja si è già rifugiata nella germania est vicino a Magdeburgo. Vado ad informarmi per la cena, ore 19.30 chi ha fame si faccia trovare a tavola, non riesco ad estorcere ulteriori informazioni, ma non mi preoccupo il pulpo di oggi mi ha già messo in pace con il mondo. Che mi può capitare penso………caldo gallego e zuppa de lentejas,costine in umido e pollo alla brace, insalata mista e torta, vino tinto e vino blanco per brindare al compleanno di una spagnola del gruppo e poi …..la Quemada. Dico solo che il tipo dell’albergue prepara un beverone e poi se ne esce vestito da druido, chiude porte e finestre da fuoco al beverone e poi comincia a recitare una formula strana, in cucina ridono come i pazzi, getta parte del beverone infuocato sulle pareti del locale, mi viene da pensare che per passare la notte all’aperto potrebbe esserci ancora fresco. La spagnola poi ci dice che la tiritera altro non era che un lungo sproloquio infarcito di insulti nei confronti degli animali della fattoria. Vino tinto, vino blanco e quemada fanno il loro effetto sulle nostre menti ma per fortuna il tempo è poco e ci si ferma ai canti regionali prima di iniziare devastanti discussioni di politica. E’ il caso di dire buonanotte.

6 Giugno   Casanova Mato - Arzua

Partiamo,  dopo una colazione che lascia anche lei un buon ricordo, sapendo di aver trascorso una giornata indimenticabile nel miglior albergo del cammino, difficilmente ne incontreremo un altro così. Partiamo tranquilli tanto oggi sono solo 25 kilometri. Sentiero tranquillo, paesini tranquilli, passa Leboiero,passa Furuelos, prima chiesa aperta con presenza di prete per giunta, strano, c’è un crocifisso strano con un braccio a penzoloni per raccogliere i peccati del mondo, c’è che perdo in chiesa il secondo cappello di questo camino. Se ne accorge Sonja dopo un paio di kilometri, non torno certo indietro. Passiamo Melide il tempo di fare una foto alla pulperia più famosa del cammino, alle 9 del mattino non è orario da spuntini piccanti. Poco dopo l’incubo patavino si rimaterializza, Sonja va in fuga sulla prima salita, io perdo la ruota e mi becco un ora di tormento, appena scolliniamo ne approfitto di un momento di distrazione e mi involo, raggiungo Sonja, chiediamo asilo ad un bar, l’incubo transita e noi ci concediamo una gran sosta con cocacola e pomata doping, facciamo le cose in grande. Il paese appena dopo è la meta di quasi tutti quelli che abbiamo incontrato oggi, noi proseguiamo dritti senza alzare lo sguardo fino ad Arzua, ci troviamo un posto all’albergo Da Fonte, bello pulito e tranquillo. Questa sera cena autogestita, insalata mista e bistecche ai ferri. Pane e vino quanto basta. Quattro chiacchere con i coreani e via a nanna.

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