26 Giugno 2009

Da Ages a Carrion

Scritto da Paolo nella categoria: Le mie Tappe . |

22 Maggio  

13° giorno: Ages - Burgos

Partenza sotto una leggera pioggerellina, le previsioni davano bel tempo ma non c’è da fidarsi dei metereologi.Prima di arrivare al primo paese Atapuerca il clima si fa nordico e ci bardiamo di tutto punto per andare incontro ad una giornata di acqua e freddo.

Mi fermo per fare una foto ad un bel ponticello su un fosso e vista la poca luce mi appoggio inavvertitamente ad un rubinetto a pulsante di una fontanina, due secondi e sono bagnato dal cavallo ai calzini. Cambiarsi neanche pensarci. Una partenza da ricordare.

Passiamo un paio di paesini e ci ritroviamo nuovamente in salita, il sentiero è simile a quelli delle nostre dolomiti ma la nebbia che ha sostituito la pioggia ci impedisce di vedere qualsiasi cosa. Dopo 20 km di brutto tempo e strade impraticabili ci ritroviamo a dover aggirare tutta la nuova pista dell’aeroporto di Burgos per arrivare stremati nella sua magnifica zona industriale, si decide di saltarla a piedi pari sono 7 km di capannoni.

Investiamo la considerevole cifra di 0,90 euro e comperiamo il biglietto per il bus, vale la pena, 15 minuti e ci scarica in centro.

Rifocillati e un pò asciutti cerchiamo il nuovo albergue del Pellegrino, ma scopriamo che è ancora in ristrutturazione.

Riusciamo a trovare una camera a 15 euro, fuori dal budget standard ma in grandi città non si trova a meno. Dopo mezz’ora siamo già fuori per la città. La differenza con Pamplona si nota subito, questa è città ricca ordinata pulita direi anche fredda. Anche i prezzi sono da città 8.50 euro una tapas de pulpo quanto un menù del pellegrino. Trovo da postare in internet, sarà l’ultima occasione per giorni. Si aggiunge al nostro gruppetto Elisabetta, ma a Francisco riesce più facile chiamarla Isabel, e tale diventerà per tutti. E’ un amica di Annamaria, e volata qui dall’Italia per fare una settimana di cammino, impegni di lavoro non le permettono un periodo più lungo. Speriamo che il tempo sia clemente con lei.La piazza davanti alla Cattedrale nel pomeriggio si trasforma, come per un misterioso disegno, nel punto di incontro di pellegrini che si ritrovano e si rivedono dopo giorni di cammino. Trovo Toni, Peter, Antonio, Maria e non ricordo i nomi di tanti e quanti altri. E’ incredibile il cammino, per quanto non si facciano programmi, non ci si dia appuntamenti ci si incontra, rincontra e ci si ritrova come per magia. E’ il cammino che decide e come dice qualcuno: “è il cammino che fa il cammino”. Sera in pizzeria italiana per far contento Felipe.

23 Maggio

14° giorno: Burgos - Hontanas

Ci svegliamo un po’ tardi, in dieci minuti siamo già fuori in direzione della stazione dei bus, come ieri ci risparmiamo la periferia. Ci risparmiamo 5 km ma li pagheremo un po’ cari. Sono le sette e in giro non c’è un cane, non c’è un bar aperto. Al primo paesino ci fermiamo per un caffè e ci infiliamo mantelle e copri zaini: il tempo di ieri è di oggi e piove, m’infilo il cappello in testa e ombrello infilato tra le spalle e lo zaino, sta piovendo sul serio. Arriviamo ad Hornillos, l’unica attività economica del paese è un negozietto che carognosamente nell’insegna ci ricorda che mancano 469 km a Santiago. Animo! Oggi è il primo giorno di cammino di Elisabetta in seguito detta Isabel, piove e piove, peggio e sempre peggio, piove da sopra da sotto piove da sopra, passo dopo passo s’inzuppano di seguito i pantaloni le calze le scarpe. Comincio ad ascoltare lo sciabordio delle onde nelle scarpe, il ticchettio dei bastoni, le gocce che cadono dal sombrero, freddo, vento e tanto freddo.

Mi sto chiedendo chi me lo fa fare. Arrivo nei pressi del piccolo Arroyo di San Bol, è 300 metri fuori dal cammino, non c’è altro attorno, solo acqua, addosso sul sentiero e in cielo, razionalmente dovrei tirar dritto non fermarmi non perder tempo, sono ghiacciato siamo ghiacciati, non ne posso più, giro e vado, gli altri mi seguono. Arrivo davanti alla porta e c’è un ragazzo davanti alla porta che mi fa segno di entrare,” hei c’è un caffè che ti aspetta”. Lascio fuori mantella zaino e quant’altro, entro e c’è una stufa appena tiepida mi sembra di rinascere, arrivano gli altri, ci fa largo trova una sedia per tutti, il posto è piccolo, molto piccolo. Ci offre quello che ha: caffè, biscotti, ciliegie, ci mette il sello. Ci racconta che si chiama Francisco,  fa parte di una confraternita di muratori che dedicano dieci anni della loro vita al recupero e restauro di chiese e rifugi abbandonati lungo il cammino. Quando lo saluto mi ricorda che sopra le nuvole splende sempre il sole. Torno sul cammino e dopo ore di bufera un raggio di sole ci illumina. Coincidenze solo coincidenze.  La pioggia ci lascia e l’arrivo ad Hontanas ci sembra meraviglioso, il paese è grande come il parcheggio sotto casa mia, unica attrazione la chiesa, naturalmente chiusa come tutte le altre del cammino, 67 abitanti, andando avanti nei giorni seguenti troveremo paesi anche con 3 abitanti. Lavo gli scarponi prima che si pietrifichino, pesano 3 kg l’uno, da mangiare troviamo una sopa de ajo calda, sarà la prima e ultima, mai più, giuro. Mentre pranziamo al sole, come lucertole nel primo giorno di primavera, al nostro tavolo si siede Sonia, è stravolta, gli offriamo un bicchiere di vino e si fuma un sigarillo. Entrerà a far parte stabile nella compagnia. La sera menù del pellegrino con pastasciutta da pellegrini, a Felipe faccio capire che era cotta 15 minuti prima di quando l’hanno scolata.

Giornata dura, domani magari no

24 Maggio

15° giorno: Hontanas - Boadilla del Cammino

Si parte di buonora, tanto per cambiare, il sole che sbuca fuori sembra promettere una giornata discreta. Si arriva in fretta finalmente baciati dal sole alle rovine del Monastero di SanAnton, il luogo è affascinante ed ancora maestoso. Dentro c’è un piccolo rifugio che definire spartano è dir poco, sin agua wc luz y calefacciones, praticamente un materasso per terra al coperto. Si entra in Castrojeriz che sono da poco passate le 8.30 alla ricerca disperata di un bar, un tipo sbuca da una finestra, ci dice di aspettare. Mi siedo su un muretto ed apro i pantaloni. Aspetto. Intanto torna Sonia, l’ultimo acquisto del gruppo, è andata a cercare sigarette e ha trovato un paio di ghette. Mi fa: “Il vecchietto della piazza ha tutto prova a vedere per i pantaloni”.

Faccio colazione in fretta, il barista si rivela essere amico di Paolo Coelho, quello che con il suo libro tanti danni ha fatto sul cammino e vado dal vecchietto. Pantaloni ne ha un solo tipo, tessuto telone da camion ma non posso fare tanto il raffinato e poi sono di quelli che si può togliere la parte inferiore della gamba, li prendo ed esco con quelli rotti in mano. Felipe mi immortala mentre seppellisco con gli onori i vecchi in un cassonetto. All’uscita dal paese ci aspetta subito una salita non lunghissima ma duretta, un taglio netto in obliquo sulla collina, sul culmine abbiamo un primo assaggio di ciò che aspetterà nei prossimi giorni: la meseta. Il fango non è più argilloso qui è proprio creta di quella che quando sollevi la scarpa senti il risucchio, sei kilometri che sembra di percorrere con gli sci da fondo. Arriviamo a puente Fitero, piccolo ostello recuperato e gestito da una confraternita italiana, calorosa accoglienza breve spuntino e poi via. I 10 kilometri che ci separano da Boadilla del Cammino sembrano infiniti, il paese è lì in fondo alla strada dove ci sono i pioppi. Ma i pioppi non si avvicinano mai.

Felipe, che ormai mi chiama Logostico e che pronunciato da lui suona più o meno “giogisctico”, vista la mia propensione all’organizzazione, ho guida mappe  numeri di telefono e se dovesse servire ho portato anche il perfettamente inutile Tom Tom sul cellulare, mi fa presente che l’ultima chiesa di ogni tappa sembra avere le ruote, più noi camminiamo più lei si allontana. Arriviamo in paese seguendo le frecce per l’albergue, l’ingresso è la porta di una vecchia stalla. Dentro è un piccolo paradiso prato all’inglese, piscina per i piedi e via di questo passo.

Il paese come estensione è la metà del parcheggio di ieri con chiesa chiusa e rollo de justicia che dir poco e meraviglioso. Il giro turistico dura 12 minuti compresa visione di stalla e letamaio, per quanto uno si impegni non si notano presenze umane che non siano pellegrini. Unica presenza costante e meravigliosa le cicogne

25 maggio

16° giorno: Boadilla del Camino - Carrion de los Condes

Si lascia il paese senza accorgersi di averlo attraversato, gente non se ne vede in questi paesi, mai. Costeggiando un canale arriviamo in breve a Fromista, paese ricordato solo per le chiuse sul canale. Usciamo in meseta per un sentiero che scorre per alcuni kilometri parallelo alla strada costellato di cippi con la conchiglia, dà l’impressione di un cimitero di guerra, scherzando Felipe lo chiama “cemetero do pellegrino”. Entriamo in meseta e il paesaggio comincia a susseguirsi uguale a stesso come i paesi che attraversiamo: Poblacion, Revienga, Villarmentero tutti naturalmente de Campos.

Villalcazar de Sirga ci permette di vedere la prima chiesa aperta dopo giorni. Neanche la domenica le aprono. Monumento al pellegrino mangiante che sembra la pubblicità di una trattoria. Ci dicono che a Carrion, nostra meta giornaliera, oggi alle 12.30 c’è la processione del Corpus Domini con infiorata. Facendo i conti dovremmo arrivare non prima delle 14, peccato. Il sentiero e dritto come una fucilata con un infinito numero di paletti segnavia, pensandoci bene  in effetti, i cimiteri di guerra sono molto simili a questo sconfortante tratto di cammino. Poi Francisco e Felipe decidono di restare con Isabel con i suoi sandalini ed Annamaria con le sue vesciche, stanno perdendo un po’ colpi ed io con Sonia decidiamo di andare avanti e vedere di trovare posto per dormire.  Arriviamo a Carrion e come che tutto in Spagna succede dopo, anche la processione inizia dopo. Lascio Sonia di vedetta e mi fiondo al rifugio delle suore, c’è posto, pago per sei e lascio la credenziale e lo zaino, torno da Sonia che intanto ha scoperto che sono diventato ufficialmente “suo esposo” per l’ansioso vecchietto che ci ha dato informazioni e adesso non mi vede tornare. Sono quasi le 14, noi in orario, il santissimo e la processione no. Tutto ricorda le celebrazioni

patronali che si facevano fino a 40 anni fa da noi, chierichetti, bambini della comunione, baldacchino, le mariepentie, il sindaco, comandante della polizia, medico, farmacista, il maestro e poi tutto il resto del paese, 10 minuti e tutto è finito, in decine hanno lavorato tutta notte e la mattina per infiorare le strade del paese.

Gli unici a godere veramente di questa situazione sono i bambini che ingaggiano una battaglia con i fiori lanciandoseli a mò di coriandoli.

Arrivano finalmente gli altri, in mezzo a questa bolgia, cerchiamo un posto per mangiare e dobbiamo accontentarci di un magnifico ristorante che non serve menù del pellegrino.

La cena va un po’ peggio, mangiamo bene in un bar ma dobbiamo adattarci alla visione su plasma da 42′ delle corride di San Isidro, due ore di Sangue e Arena con relativo tifo da stadio.

Continua…

Un Commento...

robi Says:

5 Giugno 2008 at 10:26 pm.

Fianlmente si risente la voce di Compostelo! sempre bello leggere le tue cronache! Manca poco all’arrivo! Bravo a te ai tuoi companeros!
Ciao! Robi, Fapasso, Ely & Francy

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