26 Giugno 2009

Da Carrion a Hospital de Orbigo

Scritto da Paolo nella categoria: Le mie Tappe . |

26 Maggio  

17° giorno: Carrion de los Condes - Terradillos de los Templarios

Ore 5.30, sveglia ,luci spente,frusci di zaini, zip, sacchetti, ci alziamo anche noi, solo alcuni “turisti” tedeschi rientrati tardi sono ancora a letto, predicano qualcosa, Sonja mi dice di stare zitto che si stanno lamentando, io per tutta risposta  li mando a quel paese in dialetto stretto, uno spagnolo si mette a ridere presumo abbia capito, loro smettono di rompere presumo abbiano capito. Usciamo dal paese nel buio e ben presto il nulla della meseta ci avvolge, in 17 kilometri solo il piccolo eremitaggio di Benevivere, solo campi, campi e campi, ben presto ognuno senza accorgersene prende il proprio passo i propri pensieri e va in solitaria avventura. E’ una giornata dedicata a se stessi, si è soli, guardi avanti indietro di lato, solo la punta delle scarpe e il rumore dei bastoncini per compagnia.

L’ambiente è a dir poco incredibile, ci si può girare a 360 gradi e tutto è uguale a se stesso, chiudendo gli occhi e piroettando su se stessi  una volta riaperti si potrebbe non capire da quale lato siamo arrivati. E’ un deserto verde. L’arrivo a Calzadilla è un sollievo psicologico più che fisico, un caffè, un boccone masticato con avidità, una sistemata allo zaino, la borraccia piena, quattro chiacchere con nuovi pellegrini, insomma il solito rituale ma mai come oggi fatto con soddisfazione, uno dei tratti più temuti è passato, nei dieci kilometri verso Terradillos il gruppo si ricompatta e si divide nuovamente, vesciche e dolori dettano il ritmo. Arriviamo al nuovo albergo all’ingresso del paese che il tempo si sta guastando, c’è più freddo di questa mattina. Dicono che in questo paese hanno trovato durante degli scavi per la costruzione della nuova strada i corpi di 200 cavalieri templari, e che la notte di San Juan si sentono i loro cavalli correre per il paese, quello che sento io in questo momento però è la grandine che sta bagnando tutto il mio bucato quasi

asciutto. Decido di fare un mega bucato ma dovrò aspettare più di tre ore per il turno alla lavadora\secadora ed  avere qualcosa di asciutto da mettermi dopo aver fatto la doccia. Piove a dirotto e decidiamo di mangiare in albergo e visto che tutti i pellegrini presenti prendono la stessa decisione la cucina entra in crisi.

La mia cena sarà un primo di minestra di lenticchie e un secondo di spaghetti al sugo. Giornata da ricordare

27 Maggio 

18° giorno: Terradillos de los Templarios - el Burgo Ranero

Dopo la bufera notturna fa freddo questa mattina. Dopo 300 metri di strada devo togliermi le scarpe, sembrano di legno, faccio il tentativo di camminare con i sandali, sono da trekking speriamo bene, 32 kilometri e non li ho mai portati per camminare veramente, se trovo fango è una tragedia.

Ma i piedi mi ringraziano subito, il tracciato corre parallelo alla strada e più in là l’autostrada, sulla prima non c’è nessuno la seconda non si sente. Mi fermo per un caffè veloce  Sahagun è un centro abbastanza grande da offrirci una sosta in pasticceria, ma il percorso del cammino taglia fuori il centro e visti i miei piedi decido di privarmi della visita culturale e subito l’andamento del percorso riprende il discorso lasciato il giorno prima.

Bercianos non è altro che un gruppo di case con un bar e va ricordato per la presenza abbondante e costante di escrementi di pecora sul cammino, di tre cani sporchi da far paura e di un signore napoletano qui residente, il suo passatempo è cercare qualche pellegrino italiano per fare due chiacchere e raccontare la storia della sua vita in tre minuti.

Gli ultimi 8 kilometri sono un tedio, il sentiero è piantumato con piccoli platani, 1 ogni 10 metri, 100 a kilometro, conto finale 700 platani alti tre metri con una media di 20 foglie ciascuno, sconfortante.

Arrivo al Burgo Ranero sfatto, i sandali mi hanno dato conforto e permesso di camminare e posso finalmente festeggiare le prime due vesciche del mio cammino di Santiago, piccole ma due sono. Dopo un maliconico avanti e indietro per il paese in cerca di posto, il che ci permette di realizzare che non c’è nulla da vedere o fare qui, troviamo posto da un affittacamere, 10 euro e acqua calda che va e che viene , una doccia a dir poco brutale! e letti da casetta dei 7 nani, dormo con la

testa contro il muro e i piedi a penzoloni. La cena è da ricordare solo per la cameriera unta e i cori fatti dopo un paio di giri di Osborne con un gruppo di irlandesi, tre su cinque in considerevole sovrappeso, che ritroviamo puntualmente ogni sera da alcuni giorni nonostante la ricorrente scommessa ” tanto oggi non ce la fanno” che ci ripetiamo fra noi alla partenza della tappa giornaliera.

28 Maggio  

19° giorno: El Burgo Ranero - Leon

Leon, città dalle mille sorprese. Oggi è il compleanno di AnnaMaria. 

Lei non lo sa, ma ad aspettarla in città c’è sua mamma e sua sorella, è una sorpresa. Noi non lo sappiamo ma in città ad aspettarci c’è un albergo a tre stelle prenotato e offerto da AnnaMaria e “Isabel” , è una sorpresa. Questa mattina non riesco a scendere le scale tanto mi fanno male le gambe, mi aiuto con la ringhiera ma è un suplizio. Poi pian pianino si vede che comincia a ricircolare qualcosa e mi riprendo, ma sarà il supplizio di più giorni a venire, dura una mezz’ora ma è pazzesco.

Leon è veramente una bella città , un dedalo di vicoli, girerò attorno alla Cattedrale e non riuscirò a vederla sembra uno scherzo ma è andata così. Quando Annamaria si ritrova davanti mamma e sorella ci guarda quasi inebetiti, io e Elisabetta sapevamo ma dovevamo far finta di niente, quando gli altri vedono l’albergo sono stupiti , io e Annamaria sapevamo ma dovevo star zitto, sono un gran palchista. Grande sorpresa, grande gioia, grande albergo. Dopo giorni con bagni e docce precari ed improbabili, un vero bagno, non avete idea che pace interiore è in grado di regalare. Unico neo, a Leon non ci sono lavanderie automatiche per cui abbiamo girato tre ore per niente.

ll centro storico è splendido, conservato e curato, anche il tracciato che entra  e attraversa la città e segnalato in modo impeccabile e diciamo anche con un “impronta” molto personale. Infine la Cattedrale, sono riuscito a trovarla e visitarla, direi che forse forse è più bella di quella tanto decantata di Burgos. E la sera la festa continua, ceniamo in un ristorantino incredibile cibo magnifico, gran torta che offriamo anche a dei pellegrini spagnoli e ad un gruppo di italiani che sono sul Cammino, ma in automobile, affascinati dal cammino e da chi lo percorre a piedi, ai quali non pareva vero di poter far domande sul cammino a dei veri

pellegrini, anche se il contesto… di questa serata non è proprio da pellegrinaggio.

Veramente questa notte è una Buona Notte. Anche se Felipe questa notte dorme in stanza con me, lui ronca e dorme io un po’ meno.

29 Maggio  

20° giorno: Leon - Hospital de Orbigo

Dura la realtà del camminante, ci risvegliamo da un sogno ma lo abbandoniamo presto, alle 6 siamo già in strada, ieri è stata una giornata speciale, oggi torniamo alla realta fatta di freddo pioggerellina fango asfalto kilometri, la festa è finita. Dopo essere usciti dalla città in direzione della Virgen del Camino, ed aver attraversato sotto e sopra una serie di svincoli decidiamo di mantenerci sul sentiero che presumiamo sia meno difficoltoso e più diretto, ma è veramente una tappa da dimenticare. La prima dozzina di kilometri sono lungo la caretera nacional 120, è da 300 kilometri che ormai ci accompagna, fino a ieri quasi deserta oggi un traffico incredibile. Piove asfalto traffico acqua asfalto camion, i kilometri sono tristi e non passano mai, i puebli sono tristi e non troviamo un bar decente per fermarci, mai.

Troviamo un bar triste verso Villadangos, è un posto da camionisti tenuto malissimo, cessi sporchi e caffè da schifo e facce veramente poco affidabili, bisogna mooolto accontentarsi, oggi la giornata va così.

Alla ripartenza da Villadangos il tempo comincia a migliorare, sbuca anche un incerto sole. Sembrava per un attimo che dovessimo abbandonare la statale ed invece riprendiamo il discorso lasciato prima del Caffè. Dopo un pò comincia anche a far caldo, dopo un altro pochino fa veramente caldo caldo, gli ultimi 3 kilometri verso Ponte de Orbigo sono insopportabili, dopo il freddo di questa mattina, non riusciamo ad abituarci, fortuna che la meseta è quasi finita. Ponte de l’Orbigo è paese carino  con un ponte medievale magnifico e albergue privato dove abbiamo prenotato, vista la lunghezza della tappa un po’ cosi così, il municipale che dopo avremo occasione di vedere era molto meglio. Quando usciamo nel pomeriggio riprende a piovere, riprende il freddo, piove tutto il pomeriggio, non c’è di meglio da fare e tento una

connessione ad internet ma non riesco neppure a leggere la posta: 1 euro buttato, i telefoni pubblici non funzionano con le tessere prepagate, in compenso ci sono tre sportelli bancomat in un paese di 900 abitanti, incredibile Spagna. Questa forse è l’ultima sera del gruppo, è un po nell’aria nessuno ne parla, ma i nostri tempi di arrivo a Santiago sono diversi  a causa dei voli per il ritorno. Domani  vediamo cosa decidiamo, questa sera siamo troppo stanchi per valutare e decidere.

Continua

Un Commento...

sonjadiesel Says:

24 Giugno 2008 at 10:33 pm.

Finalmente Paolone!
Sono così contenta di rivivere le tappe x mezzo delle tue descrizioni!
Ma dai che a Burgo Ranero non era così male! E’ solo colpa tua se superi di cm. 20 la media degli spagnoli in altezza!!! i letti sono fatti a loro misura (hi hi hi)
Bacioni

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