26 Giugno 2009

Da Estella a Najera

Scritto da Paolo nella categoria: Le mie Tappe . |

16 Maggio   

7° giorno: Estella - Los Arcos

Non ho dormito bene questa notte de è ancora buio quando esco in strada per incamminarmi lungo la via che mi porta oggi a Los Arcos. Esco attraversando la zona vecchia di Estella, a quest’ora con il silenzio le luci soffuse ed un cielo stellato meraviglioso è ancora più bella. Salgo al Monastero de Irache, sono le sei e mezzo poco più e mi fermo alla Fuente del Viño, brindo con un dito di vino rosso gentilmente offerto ai pellegrini che passano, sgorga da un rubinetto di una bella fonte posta sulla facciata di una cantina vinicola. La mattina e’ fredda e forse un dito in più di vino non può altro che far bene, forse.

Passo davanti all’immenso Monastero di Irache e mi incammino su un percorso che oggi, oltre ai panorami, mi offrirà poche possibilità di sosta, reincontro Felipe il brasiliano: gli hanno ritrovato lo zaino ed è contento, lo saluto e fin oltre metà tappa non ritrovo nessun altro che ho conosciuto nei giorni scorsi.

Alcuni kilometri prima di Los Arcos in mezzo a colline e campi coltivati a frumento e solo frumento,ma senza traccia di anima viva trovo parcheggiato un camper, un bel camper e sulla porta c’e’ John, un inglese che mi porge una pinta di caffè, mi chiede solo il nome e da dove vengo, nulla più.

Fa da supporto ai pellegrini anche come infermiere, ha una cassetta di cerotti e medicazioni varie da far invidia ad un Pronto Soccorso di qualche ospedale pubblico. Non chiede nulla ma quando metto qualche moneta nella cassettina del ‘donativo’ mi ringrazia, siamo in tanti a ringraziare lui, un angelo nel cammino. Ancora oggi non credo sia successo veramente, ma poco prima di incontrarlo, giuro, io stavo solo pensando ad una tazza di caffè.

Dopo quasi 6 ore arrivo a Los Arcos e ritrovo Peter: un austriaco con la passione per la cerveza, dopo un pò arriva anche Toni. Approfitto del fatto che apre una tienda de alimentacion, li saluto, li lascio al loro quarto giro di birre e vado a comprarmi qualcosa per sostentarmi durante la tappa di domani, sarà dura: la prima oltre i trenta kilometri.

Questo paese è il luogo dove gli incontri sono molto particolari, prima mi imbatto in una coppia di pellegrini anziani ma molto più di quello che credo, lei mi chiama “bimbo mio” e quando le faccio notare che va ben tutto ma ho cinquant’anni, lei ribatte: ” e io ne ho ottantuno bimbo mio”.

Ma il bello arriva nella serata durante la cena, una signora svizzera, ospite casuale al tavolo dove ceniamo Toni ed io, ci racconta cosa ha fatto negli ultimi dodici mesi: trekking con le slitte in Lapponia, trekking a cavallo in Australia, trekking a piedi sulle isole vulcaniche delle Hawaii ed un giretto di un mesetto in Messico e Yucatan, particolare la signora ha 83 anni 83.

17 maggio  

8° giorno: Los Arcos - Logroño

Notte dura, due roncadores (russatori) decidono di demolire una parete del rifugio, non riesco assolutamente a chiudere occhio, vedo tutte le ore e decido di alzarmi e andarmene: sono le 5 e sono qui a farmi lo zaino nel cortile del rifugio. Come ieri, peggio di ieri, perché sono in strada all’alba senza aver dormito, dicono che anche questo è spirito del Cammino, sarà, ma si potrebbe farne a meno. Le gambe ingranano molto lentamente su un sentiero molto migliorato rispetto ai giorni scorsi ma con dei saliscendi spezzagambe incredibili, sono con Toni il tedesco che incontro, perdo, rincontro e che ieri ha aperto e buttato gli scarponi, oggi cammina con le scarpe da tennis ma soffre a causa dei sassi.

Dopo aver attraversato una zona letteralmente deserta dove l’unico fabbricato è l’Ermita della Virgen del Poyo giungiamo a Viana, una cittadina bellissima famosa per l’uccisione di Cesare Borgia, tanto amato dal popolo che è seppellito all’ingresso della chiesa in modo che ogni giorno tutti possano calpestarlo.

Perdo Toni che si ferma per uno spuntino a base di peperoni e salsiccia con Peter e ritrovo Felipe, Angel e Anna, mi fermo per delle tapas e un vaso de viño tinto: è mezzogiorno ci sta, è anche il compleanno di Giacomo, virtualmente sto festeggiando con lui i suoi 20 anni e i primi 20 km di oggi.  Riparto, gli ultimi dieci kilometri passano in lampo, per fortuna perché la periferia di Logroño è veramente grande e triste.

Sulla discesa prima dell’ingresso in città mi fermo a mettere un timbro alla casa di Doña Felisa, deceduta alcuni anni orsono, un’istituzione del camino, ha passato una vita ad offrire higos, agua y amor” ai pellegrini che passavano davanti alla sua casa. Oggi c’è la figlia ma sembra più uno spettacolo della proloco che una cosa spontanea. L’albergue è quasi pieno e sono al terzo piano, è la salita più dura della giornata, mi ritrovo in un sottotetto, trenta brandine appoggiate l’una all’altra, la vedo bene questa notte. Dopo la normale amministrazione quotidiana esco in cerca di un’internet point, non lo trovo e non trovo neppure la plaza de toros, c’è su tutte le piantine della città, ma dopo aver girato a vuoto per più di mezz’ora trovo solo un condominio rotondo nuovo di palla, penso che la mia ricerca delle plaza de toros si concluda con questo tentativo.

Torno verso il centro, trovo Anna e mi fermo per un caffè, dopo giorni di porcheria ho scoperto che se ordino un “cortado” mi portano una cosa che gli assomiglia. Hay tapas tambien ma non mi lascio tentare tra un po’ si va a cena. Ci si ritrova tutti prima di cena, sotto una pioggia torrenziale, ma qui si cena tardi e non c’e di meglio che infilarsi dentro un supermercato e fare spesa per domani, sembra la hall del rifugio tre quarti dei pellegrini in sosta a Logrono sono qui dentro. Usciamo dopo più di un ora e piove ancora, non è un bel presagio per la tappa di domani.

18 maggio  

9° giorno: Logroño -Najera

Esco presto, tappi o non tappi la musica é sempre la stessa, ma questa mattina sono in gruppo. Ieri a Viana mi sono unito ad un gruppetto di pellegrini. Ci sono nell’ordine Annamaria, friulana, farmacista e pellegrina spaesata della prima sera a Roncisvalle, Francisco spagnolo trapiantato in provincia di padova e di reni e Felipe Dartagnan, un brasiliano che una mattina è uscito a vedere il cammino com’è per poi raccontarlo alla suocera. 

La strada di ieri in ingresso è uguale a quella in uscita, sono le sei di mattina e c’è pieno di gente ancora in giro,famiglie con bambini anche, persone normali, non animali notturni e tutti ti salutano, c’è allegria quasi nell’aria fa un effetto strano: penso ai giorni di Verona prima di partire e mi sembra proprio un altro mondo, quelle volte che mi capita di vedere gente all’alba mi da il senso di gente sfatta, stralunata, senza gioia di vivere .

Passo dalla Granja: una grande zona paludosa, aironi, cicogne e altri volatili stanno salutando un nuovo giorno che sembra promettere bene.

Passo il paese di Navarrete dove mi fermo per uno spuntino al bar di fronte al refugio municipal, i gestori sono di una scortesia imbarazzante, me ne vado schifato, Navarrete chi?

Sono già passate tre ore, il tempo cambia e mi sa che …..

Subito dopo Ventosa (un nome, un programma) inizia a piovere pochino … un po più di poco … un po meno di forte  … un diluvio ! Dopo quasi tre ore sotto acqua, camminando sull’asfalto della caretera nacional finalmente alla periferia di Najera riesco a fermarmi per la prima volta al coperto, ho fatto 12 km sulla caretera nacional perche i campi erano impraticabili. Sono fradicio, mi cambio quasi completamente, fa freddo e non accenna a smettere. Dopo una lunghissima traversata della noiosissima periferia, arrivo all’albergue è un trauma, apre solo dopo 2 ore, aspetto su una panchina con altri 40 derelitti fradici e stanchi, fortuna che ha smesso di piovere. Mi consolo un pò la sera, trovo una buona cena e alcuni famosi roncadores, ormai identificati ed additati al pubblico ludibrio sul cammino, li vedo proseguire verso il paese seguente, questo albergue ha ormai riempito tutti gli spazi, la gente dorme anche per terra.

Alle 21.30 l’albergue sta per chiudere ed entra un ragazzo francese della Martinica, si presenta all’ospitalera con una rosa , la convince a farlo dormire in cucina, quando estrae la credenziale c’è un momento di incredulità: è lunga tre metri, avrà 200 timbri, si scatena un applauso dei presenti, l’ospitalera fa il giro dell’ostello; è partito il 5 gennaio da Le Puy en Velé, è andato a Finisterre e adesso torna a casa. Tosto anche per il fatto che è arrivato in maniche corte e fuori stasera fa freddo.

Ciao a Tutti

continua

Un Commento...

robi Says:

21 Maggio 2008 at 7:26 pm.

Come sempre le tue foto ci danno il senso di quello che stai facendo!
Vedo che hai trovato dei camperisti con cui condividere il tuo pellegrinaggio!
Ciao e buona camminata!
Robi, Chiara, Ely & Francy