26 Giugno 2009
Da Hospital de Orbigo a O Cebreiro
Scritto da Paolo nella categoria: Le mie Tappe . |
30 Maggio
21 giorno: Horspital de Orbigo - Rabanal del Camino
Partiamo presto e presto ci lasciamo. Dopo solo un kilometro Felipe non riesce più a camminare, ha una tendinite che gli impedisce di andare avanti. La cosa è improvvisa, tutti realizziamo subito che questo è forse il momento temuto degli addii.
Si creano momenti di nervosismo, poi Francisco si ferma con Felipe, andranno al pronto soccorso, in qualche modo. Anna, Sonja e il sottoscritto proseguono a piedi. Sapremo poi che chiamando il 112 sono stati prelevati da un taxi e portati fino all’ospedale di Astorga, visita medicazione e farmaci, tutto gratis, servizio ai pellegrini ci dicono. !!Tener presente!! Nonostante la guida dica diversamente ci vogliono ben 17 kilometri per arrivare nella piazza della cattedrale di Astorga, Felipe è già li, con la sua gamba fasciata, il nostro sogno di arrivare a Santiago tutti insieme si sfascia definitivamente. Per alcuni giorni Felipe dovrà proseguire in taxi, Anna e Francisco resteranno con lui, tappe brevi per Anna che deve recuperare un pò la salute dei piedi, io e Sonja abbiamo i giorni contati dobbiamo andare. Con un groppo in gola ci salutiamo, bacio Felipe, me ne vado o meglio scappo in tutta fretta dalla piazza, mi viene da piangere e piango.
Dopo un pò mi raggiunge Sonja, ha gli occhi rossi, andiamo avanti un pò senza parlare, poi kilometri riempiti di discorsi inutili, per quanto prevedibile questo addio ci ha lasciato dell’amaro in bocca. Astorga! non ti ricorderò volentieri. Per fortuna il tempo e la strada aiutano, piove non piove, sole acqua, è tutto un cava e metti, ci fermiamo a Santa Catilina, una coca ed un panino, anche una sigaretta, ci riprendiamo un pò, ma il pensiero torna sempre a Felipe ad Astorga. Al Ganso ci fermiamo dal cowboy, tipo strano in un bar strano, io sidro ed empanada Sonja pacharan e pacharan, tentiamo di scacciare la tristezza con bevande a basso tasso alcolico. Ripartiamo con il solito cava e metti, piove non piove. Quando finalmente intravediamo Rabanal manca più di un ora di strada, abbiamo patito il freddo adesso patiamo il caldo, arriviamo sulla soglia del rifugio che Sonja e allo stremo, la salvo offrendole una coca-cola quasi calda che trovo in fondo allo zaino. L’albergue Gaucelmo e come un oasi nel deserto ci da conforto e un pò di speranza, la coppia di ospitaleri americani é di una gentilezza fantastica . Anche la cena serve a tirarci un pò su, prendiamo il famoso e famigerato “Cocido Maragato”: una cena a base di maiale lesso e verdure, con le portate al contrario cioè prima la carne poi le verdure ed infine un brodino. Consiglio: mai prenderlo la sera, la notte è dura dormire!
31 Maggio
22° giorno: Rabanal del Camino - Molinaseca
Tappa dura oggi, saliamo alla mitica Cruz de Ferro, il punto più alto del Cammino, usciamo dall’albergue che siamo già in salita. Non molla più neanche un metro, passiamo Foncebadon, fa freddo, c’è fango, dopo due ore di molto sali e poco scendi all’improvviso ce la ritroviamo davanti. Vado a mettere un sasso ai piedi della Croce che mi sono portato dall’inizio della salita, il pensiero va a casa, quel sasso lo mettiamo tutti assieme, siete con me in questo momento. Poi dalla tasca ne tolgo un’altro, questo è per Felipe, lui non verrà qui a lasciare il suo sasso, mi ingroppo per la seconda volta in due giorni. Scendiamo prendendo la strada, il sentiero è un fango, l’asfalto non è un bene per le gambe ma vediamo di fare il passo corto, Sonja è davanti e se tento il sorpasso mi minaccia con il bastone.
Giungiamo in breve a Manjarin, posto strano come il gestore del “vuolsidirRifugio”, degno di nota il cartello all’ingresso con le distanze stradali da varie localita nel mondo, essenziale sapere la distanza che ci separa oggi da Macchu Picchu, 9453 kilometri + o - c’è scritto!
Scendiamo in fretta a El Acebo, non ce ne importerebbe nulla se non fosse che qui dovremmo incontrare Felipe, abbiamo l’indirizzo dell’albergo, ma il posto è abbandonato e fatiscente, lo troviamo invece al bar, colazione insieme, la gamba va un po meglio ma deve stare fermo ancora due giorni. Due chiacchere un saluto un bacio e poi via strada ancora lunga oggi.
Il sentiero andando avanti diventa un po più difficile, senbra l’alveo di un torrente, sono fango e rocce 8 kilometri difficili, entriamo a Molinaseca nel primo pomeriggio, non era nei nostri piani ma decidiamo di fermarci qui, l’alberghetto privato nuovo e pulito all’uscita dal paese ci attira accoglie e disseta, dirò che anche la birra spagnola sembra oggi particolarmente buona. Il paese non offre, come già in molti altri casi, molto da vedere o fare. Ne approfittiamo per sistemarci al meglio per i prossimi giorni riuscendo a litigare con un gruppo di brasiliane che presumiamo viaggino in taxi o autobus, visto che quasi ogni giorno quando partiamo loro sono ancora in albergo e quando arriviamo a fine tappa loro sono già piazzate. Motivo del contendere è l’uso della lavatrice, e non è la prima volta, queste arrivano belle riposate si piazzano davanti alla lavadora e secadora e per due ore non ce né per nessuno, Sonia non si fa intimorire e come vuotano la prima lavatrice ci infila la nostra roba e le lascia predicare ed imprecare.
Serata di pioggia ma a cena c’è di che consolarsi, il pulpo gallego è sempre un toccasana, ed anche una bozza di vino tinto fa buon pro.
1 Giugno
23° giorno: Molinaseca - Villafranca del Bierzo
In un su e giù attraverso campi e vigneti dopo un lungo giro vizioso facciamo ingresso a Ponferrada, con strada normale avremmo fatto in metà tempo. In piazza troviamo il gruppo di ciclisti pisani già incontrati ad Astorga e alla Cruz de Ferro, non si decidono a darsi una mossa, amano l’andar lento e fanno tappe lunghe come le nostre. Bel castello chiuso, bella pasticceria aperta. Dopo che come in ingresso il sentiero ci porta a fare un giro mitico di tutta la periferia di Ponferrada ci infiliamo nella campagna un po anonima del Bierzo con tanto asfalto e poco entusiasmo. Gungiamo a Cacabelos, paesino da niente in tutto. Passiamo davanti alla Pallozza La Moncloa, costruzione tipica, bottega per turisti, tanto per vedere e bere qualcosa entriamo. Riceviamo un accoglienza mitica per dei pellegrini, empanadas chorizo ciliege e vino tinto, il tutto offerto anche se sanno che non possiamo comperare nulla, nello zaino del pellegrino non c’è posto, tutto pesa e la strada da fare ancora tanta. All’uscita del paese mettiamo il naso dentro nel bel rifugio, c’è Felipe, è di buonumore sta un po’ meglio, ci offre delle ciliegie e ci racconta di aver aiutato a preparare il carro della processione con la statua della Madonna, è una processione che si fa ogni 50 anni.
Adesso la temperatura è salita ed è meglio se ci avviamo mancono ancora più di sette kilometri, asfalto e vigneti verso Villafranca del Bierzo. All’ingresso del paese una vipera sul sentiero ci fa scegliere l’albergo sbagliato, il famigerato AveFenix. Non vi farò una descrizione completa solo brevi cenni di quanto offerto dalla gloriosa famiglia Jato, una vita dedicata ai pellegrini : tremendo puzzo di urina nelle camerate, materassi con aloni strani e di vario colore che viravano dal giallo paglierino al marrone, docce miste in plen-air e CESSI con porte tipo steccato, nessuna presa elettrica, sporcizia in ogni qualsivoglia luogo si andasse a posare l’occhio e dulcis in fundo sequestrati fino all’arrivo del gestore al mattino perché il cancello e chiuso con un cane enorme gironzola libero Il tutto per miserabili 6 euro 6.
Ti credo che quelli del paese il primo rifugio glielo hanno bruciato, è stata un’opera di bonifica. Da chiedersi come sia possibile una realtà simile nella civilissima e moderna Spagna. Andiamo a mangiare qualcosa lontano da qui che è meglio va! Il paese è anche carino e meriterebbe di essere ricordato per ben altri motivi, il castello, la chiesa e il parador. Ma non mi è possibile, mi viene in mente Jato uguale jattura.
2 Giugno
24° giorno: Villafranca del Bierzo - O Cebreiro
Una volta aperti i cancelli di questa colonia penale fuggiamo da Villafranca, per non sbagliare la tolgo dalla toponomastica del cammino, qui se dovesse esserci come spero un ancora, mai più, giuro. Attraversiamo un bel ponte che sta albeggiando, la tappa di oggi è lunga e difficile, attraversiamo Pereje, Trabadelo, Portela tutti paesini lungo la strada che ci danno supporto logistico-alimentare , il sentiero in certi momenti è schiacciato tra la strada e l’autostrada, ci salvano dei meravigliosi blocchi di cemento tipo New Jersey. Solo prima di Vega de Valcarce abbandoniamo questo incubo ed entriamo in una stradina che attraversa un castagneto, qui incrociamo Peter che ci obbliga a degustare una birra, sara l’ultimo incontro con lui. La birra ci mette appetito così camminando e mangiando non ci accorgiamo del bivio di Herrerias, alcuni pellegrini davanti si fermano ad un bar, uno ci sorpassa e va e noi su per la strada, al secondo peublo con i dubbi di Sonja ed io che non ricordo mai di aver visto il nome su nessuna mappa mi fermo e controllo. Già la notte era stata allucinante, la prima parte della tappa uno schifo di strada e adesso sbagliamo pure percorso… va a finire che mi prende il nervoso per usare un eufemismo.
Siamo sulla strada dei ciclisti, abbiamo camminato per un ora ma ci conviene a questo punto comunque tornare indietro. Mettiamo i piedi a mollo in un abbeveratoio per gli animali, sappiamo già che queste due ore in più le pagheremo un po’ prima di arrivare a O Cebreiro. Riprendiamo il cammino e scendiamo lungo la strada e con il morale , eravamo partiti così bene questa mattina nonstante tutto, recuperiamo il sentiero giusto ma ci prende una crisi da fame e comincia la salita dura. Dopo un ora siamo alla Faba, crisi nera, c’è un bar, cocacola panino cocacola, non riesco a mandare giù il pane, mi riprendo un pò ma gli ultimi sei kilometri non finiscono mai.
Anche perchè entriamo in Galizia e comincia lo stillicidio delle colonnine ogni 500 metri che ti ricordano con un gusto un pò perverso quanto manca a Santiago. E’ pomeriggio avanzato quando arriviamo a O Cebreiro, ci ritroviamo nel bel mezzo di un set cinematografico, c’è casino, tanto e ci impediscono anche di attraversare le strade. Poi finalmente in albergo. Inizia a piovere e torna un po’ di normalità, tutto torna normale. Dopo un breve giro approfittando di una schiarita, andiamo a mangiare alla Venta Celta, bel localino, bella musica, mangiamo bene e ci torna anche il buonumore. La giornata che ci aspetta domani non potrà di certo essere peggio di questa. Devo dire che per l’esperienza di oggi la Galizia mi piace di più a tavola.
Continua
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2 Commenti...
robi Says:
24 Giugno 2008 at 8:44 am.
Oh! Finalmente rileggiamo de “l’avventura” del Compostelo!
Molto piacevole ed accattivante il tipo di descrizione!
preparati perchè queste sono cose da srivere su un libro! Una guida? Intanto buon lavoro sul poggiolo di casa tua ma con la testa in Galizia!
sonjadiesel Says:
24 Giugno 2008 at 10:37 pm.
Dai Paolone, che x le prossime ferie ti offro “volo+transfer+menu del pellegrino+pernottamento” al Grand Hotel Ave Felix di Villafranca del Bierzo…(ma come mi sento cattivissima!!!!)



























