26 Giugno 2009
Da O Cebreiro ad Arzua
Scritto da Paolo nella categoria: Le mie Tappe . |
3 Giugno
25° giorno: O Cebreiro - Samos
Mattina di freddo e nebbia, pensavamo di scendere invece siamo ancora in salita, nella nebbia che bagna come piovesse ci fermiamo subito dopo l’Alto de San Roque a Hospital de Condesa per una calda colazione. Quando rimettiamo fuori il naso la situazione è quasi peggio passiamo prima e poi l’Alto del Poio, siamo ai primi di novembre penso, non si vede niente, poi pian pianino si scende, una discesa costante in un ambiente scarsamente popolato con la sola presenza costante di odore di escrementi di mucca, passiamo quelli che sembrano allevamenti più che paesini Fonfria, Obiduedo, Filoval. Poi il nulla, campagna colline e cacca di mucca. Attraversiamo Pasantes e Ramil, con i loro boschi di castagni alcuni dei quali clamorosamente imponenti, ci facciamo anche delle foto.
Siamo a Triacastela intorno a mezzogiorno, giusto il tempo per la solita cocacola ed un paninetto da 35 centimetri e poi via, dobbiamo arrivare a Samos, vediamo se riusciamo ad arrivare in tempo per la visita del monastero. Sono 10 kilometri di asfalto duro, adesso è sole asfalto e sole. Poco prima del paesino di Lastres Sonja è in crisi nera, è stanca e i suoi piedi urlano. Si mette quasi a piangere, si ferma sul ciglio della strada, supplicandola riesco a farla arrivare ad un gruppetto di case, trovo un tubo dell’acqua incustodito, si toglie le scarpe e mette i piedi in ammollo. Un sammaritano de Espana che fa la nostra strada le offre una pomata che credo non passerebbe i test antidoping, i piedi di Sonja rinascono. Gli ultimi cinque kilometri li facciamo di corsa, Sonja non c’è più con la testa e teme svanisca l’effetto doping, io ho 3 metri di lingua fuori, meno di un ora e siamo al rifugio, situazione al limite del praticabile ma almeno non c’è la puzza dell’AveFenix. La visita del monastero è prevista tra un paio d’ore abbiamo tutto il tempo di fare pulizie e ristorarci. Sonia dopo la doccia e una birra sembra un’altra persona. Mi aspettavo qualcosa di
meglio dalla visita, il monastero, ricostruito dopo un furioso incendio, non ha niente dell’antico splendore ed anche i cicli pittorici sono a dir poco angoscianti. La cena è l’unico premio di questa giornata, la stanchezza dopo tre settimane comincia ad affiorare sempre più prepotentemente.
4 Giugno
26° giorno: Samos - Portomarin
Quando ci svegliamo abbiamo la triste sorpresa, i piedi fanno molto male il ginocchio pure, abbiamo un pò forzato questi ultimi giorni,e decidiamo di prendere un bus fino al primo paese, li c’è una farmacia e la pomata del doping del pellegrino. Guida un pò allegra dell’autista, mi viene fatto gentilmente notare da altri pellegrini che davanti vicino all’autsta sono nel posto della suocera. Tocco ferro e arriviamo a Sarria in meno di 20 minuti, una dozzina di kilometri di curve in meno di 20 minuti …è un pazzo! A Sarria trovata la farmacia, razione di doping e doppia razione di colazione e poi via, salutiamo questo paese con unico ricordo il cimitero cui passiamo davanti con il sentiero del Cammino, null’altro abbiamo e potuto vedere. In breve siamo ancora una volta dentro a boschi di castagni , paesini sparsi soliti odori soliti umori, le gambe tengono l’anestetico-doping anche. Avanti.
Dopo una decina di kilometri prima di Morgane c’è la colonnina dei 100 kilometri, foto di rito adesso inizia la vera discesa verso Santiago. Subito dopo al villaggio di Ferreiros mi ordino un cafè con leche e tartasantiago, la Sonja prima schifa l’idea e poi mi fuma la fetta di torta, pazienza era l’ultima. Riprendiamo un pò rinfrancati e un pò dopati con il continuo su e giù per i monti della Galizia, 100 metri in piano non ci sono più neanche a pagarli, paesino dopo paesino intravediamo in lontananza Portomarin, ma proprio in lontananza perchè la strada sembra prendere giri strani, sembra girare dalla parte opposta ed infine si butta giù, dalla parte sbagliata, un’anziano ci chiama da un cortile e a motti e gesti ci fa tornare sui nostri passi. E a questo punto quello che ci mancava era una bella discesa ripida. Detto fatto l’ultimo kilometro è sempre il peggiore, luogo comune con fondamento di verità. Dopo aver attraversato una lunga passerella sul lago facciamo ingresso in paese con scala tipo piramide Maja, con indosso una sensazione da rito sacrificale. Penso che potrebbero prendersi, le gambe tanto non le sento più. Il Rifugio Ferramenteiros, in posizione invidiabile con vista lago è bello, organizzato, pulito c’è anche internet vedi mai che stasera…., passiamo davanti alla cucina un occhiata e decidiamo che questa sera è PastaPartyDay, basta un occhiata tra me e Sonja ed è tutto deciso. Sarà mezzo kilo in due. Fu mezzo kilo in due! Questa notte sono sicuro che recupero e mi passano i dolori!
5 Giugno
27° giorno: Portomarin - Ponte Campaña
Partiamo bene, la giornata promette bene, le gambe girano dal verso giusto, la pastasciutta ha dato i suoi risultati. L’ambiente continua ad essere agreste ma gli odori cambiano, dai bovini ai suini, sempre peggio. Non c’e gente, non ci sono rumori, mi diletto in qualche foto fiori pecore fiori cruceiri e horreos, piccoli fabbricati deposito di mais. Facciamo fatica anche a trovare da bere un caffè, arriviamo a Palais del Rei prima delle una, dovremmo fermarci qui per la notte, ma la pulperia 100 metri avanti richiama la nostra attenzione e noi gliela rivolgiamo volentieri. Bel piatto e boccale di sidro. Divino. Guardiamo le mappe, alberghetto 6 kilometri avanti, colpo di telefono, c’è posto gambe a posto pancia a posto si và! Subito fuori il paese attraversiamo una bella zona umida con passerelle di pietra per attraversare gli stagni.
Arriviamo intorno alle tre, l’alberghetto è un gioiellino in mezzo al verde, è un mezzo museo agricolo, 16 posti 16, unico segno di vita le mucche al pascolo. Rilassamento devastante, mi trovo una sedia all’ombra ci resto due ore, non sento neppure tutte le storie che spara una prof padovana senza soluzione di continuità , i miei monosillabi non la scoraggiano, Sonja si è già rifugiata nella Germania est vicino a Magdeburgo. Vado ad informarmi per la cena, ore 19.30 chi ha fame si faccia trovare a tavola, non riesco ad estorcere ulteriori informazioni. Ma non mi preoccupo il pulpo di oggi mi ha già messo in pace con il mondo. Che mi può capitare penso………caldo gallego e zuppa de lentejas, costine in umido e pollo alla brace, insalata mista e torta, vino tinto e vino blanco per brindare al compleanno di una spagnola del gruppo e poi …..la Queimada. Dico solo che il tipo dell’albergue prepara un beverone e poi se ne esce vestito da druido, chiude porte e finestre da fuoco al beverone e poi comincia a recitare una formula strana, “la congiura della queimada”. In cucina ridono come i pazzi, getta parte del beverone infuocato sulle pareti del locale, mi viene da pensare che per passare la notte all’aperto potrebbe esserci ancora fresco. La spagnola poi ci dice che la tiritera altro non era che un lungo sproloquio infarcito di insulti nei confronti degli animali della fattoria e le streghe. Vino tinto, vino blanco e quemada fanno il loro effetto sulle nostre menti ma per fortuna il tempo è poco e ci si ferma ai canti regionali prima di iniziare devastanti discussioni di politica. Buonanotte.
6 Giugno
28° giorno: Ponte Campaña - Arzua
Dopo una colazione che ci lascia un ulteriore buon ricordo, partiamo, sapendo di aver trascorso una giornata indimenticabile nel miglior albergo del cammino, difficilmente ne incontreremo un altro così. Partiamo tranquilli tanto oggi sono solo una ventina di kilometri. Sentiero tranquillo, paesini tranquilli, si passa Leboiero, si passa Furuelos e troviamo la prima chiesa aperta con presenza di prete per giunta, strano, e c’è un crocifisso strano con un braccio a penzolon, ci spiega il sacerdote che è nel intento di raccogliere i peccati del mondo, c’è che perdo in chiesa il secondo cappello di questo camino. Se ne accorge Sonja dopo un paio di kilometri.
Non torno certo indietro, siamo al culmine di una salita e dopo tutti questi giorni di cammino non ho le forze per inutili varianti. Passiamo Melide, il tempo di fare una foto alla pulperia più famosa del cammino, è chiusa, sono le nove del mattino non è certo orario da spuntini piccanti. Poco dopo l’incubo patavino si rimaterializza, Sonja va in fuga sulla prima salita, io perdo la ruota e mi becco un ora di tormento con l’eloquio torrenziale della prof. Appena scolliniamo ne approfitto di un momento di distrazione e mi involo, raggiungo di corsa Sonja, chiediamo asilo ad un bar, l’incubo transita e noi ci concediamo una gran sosta con coca-cola e pomata doping per i piedi che fumano dopo lo sforzo improvviso e imprevisto, facciamo le cose in grande.
Il paesino che incontriamo subito dopo, Rabaiso do Baixo, è la meta di quasi tutti quelli che abbiamo incontrato oggi, ci parlano di questo albergue in riva al fiume come di un paradiso, noi proseguiamo dritti senza alzare lo sguardo fino ad Arzua per non farci incantare. Arriviamo ad Arzua, ci troviamo un posto all’alberghetto Da Fonte, bello pulito e tranquillo, con camerette da quattro. Questa sera cena autogestita, insalata mista e bistecche ai ferri, pane e vino quanto basta.
Facciamo la spesa e una sosta nella piazza per una birra. Incotriamo molti pellegrini che non hanno trovato posto nel paesino precedente. Dopo cena facciamo quattro chiacchere con dei coreani e poi via a nanna.
Continua
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